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L' alimentazione dei circuiti elettronici
In che cosa consiste il problema dell'
alimentazione dei circuiti elettronici ?
Possiamo semplificare la cosa dicendo questo :
- I circuiti elettronici funzionano
essenzialmente in corrente continua (cc o in inglese, DC - Direct
Current), mentre l' energia elettrica, per
varie ragioni, principalmente riferite al rendimento della rete, è distribuita sotto forma di corrente
alternata (ca o in inglese AC - Alternate Current). A parte i
dispositivi che funzionano a batterie, tutti gli altri dipendono dall'
energia distribuita dai vari enti nazionali, quindi dalla corrente
alternata. Occorre innazitutto
trasformare la corrente alternata disponibile sulla presa a muro in
corrente continua.
- Le tensioni di funzionamento dei
circuiti integrati, come le CPU e le varie funzioni di supporto, sono
molto basse da 1 a 5V. I semiconduttori, per raggiungere le elevate
frequenze di lavoro e le alte prestazioni necessarie ad un computer,
sono realizzati con strati sottilissimi di materiali particolari
(chip), condensando in pochi millimetri quadrati centinaia di miglia
di funzioni : questo può sopportare solamente tensioni molto basse,
al di sopra delle quali i chip si danneggiano irrimediabilmente.
Anche le tensioni usate per le parti
elettromeccaniche, come i motori dei CD, sono basse, tipicamente 12V,
sia perchè sono impegnate potenze molto limitate, sia perchè minore
è la tensione e minore è il rischio per l' utente.
L' energia elettrica è distribuita a tensione molto più elevata (230V
in Europa e altre parti del mondo, 117V negli USA), per cui la
seconda necessità è quella di abbassare questa tensione a livello
adatto ai componenti elettronici
- La distribuzione dell' energia
elettrica riguarda non un singolo utente, ma una intera nazione o più
nazioni, essendo le reti elettriche ormai interconnesse tra loro a
livello continentale, almeno in Europa e negli USA. Quindi il valore
della tensione fornita risente delle variazioni di carico dovute alla
molteplicità degli utenti, da quello domestico alle acciaierie, dalla
illuminazione stradale alle ferrovie; questo valore,
standardizzato in Europa a 230V può allora variare entro un ambito
abbastanza ampio (+/-20%). Per contro i circuiti elettronici
richiedono una variazione molto minore, solitamente non oltre il +/-5%
o anche meno, limite oltre il quale essi si danneggiano
irrimediabilmente. Sorge la necessità di
stabilizzare la tensione.
- Sulla rete elettrica, poi, sono
presenti disturbi che si rifletto in picchi di sovra e sotto tensione
rapidi ed improvvisi, dovuti alle manovre nelle centrali di
distribuzione, all' inserimento e distacco di grossi carichi
industriali, ai fulmini e così via. E' obbligatorio evitare che
queste condizioni anomale si riflettano sull' elettronica, che ne
sarebbe danneggiata. La stabilizzazione deve
essere di ottima qualità.
- Inoltre, le normative prevedono che i
circuiti con cui l' utente possa entrare in contatto debbano essere al
di sotto dei limiti di pericolosità, fissati a 65V, oltre i quali il
pericolo di folgorazione diventa grave. In effetti la
tensione massima tipica delle apparecchiature elettroniche è ancora
più bassa (24 o 48V) ed riservata ad impieghi particolari (telefonia,
motori, circuiti alimentati da accumulatori, ecc); per piccoli
apparecchi le tensioni tipiche sono quelle da 12V in giù. Non sarà
mai sufficientemente ribadita la pericolosità dei circuiti elettrici
ed in particolare del contatto accidentale con i cavi della corrente
alternata che tutti abbiamo in casa. Un punto di estrema
importanza, dunque, è quello di isolare
assolutamente l' utente dalla rete di distribuzione, onde
evitare i gravissimi rischi di contatto con le alte tensioni ed
energie disponibili .
A questi punti, di tipo tecnico, possiamo certamente aggiungere la
considerazione che il consumo di energia è andato aumentando
esponenzialmente negli ultimi decenni. In particolare, nell' ambito dei
personal computer si è assistito ad un incremento della richiesta di
potenza per alimentare sistemi con CPU, sempre più potenti ed affamate
di energia : si è passati dai pochi watt di un 386 agli otre 100 di un
P4; un sistema AT disponeva di alimentatori tipicamente al di sotto dei
200W, mentre l' alimentatore medio attuale supera i 300W.
La massiccia presenza di elettronica in ogni ambiente ha
determinato anche preoccupazione per gli effetti non certo benefici
della grande quantità di energia emessa o dispersa sotto forma di campi
elettromagnetici; se per le trasmissioni radio e TV e alle
telecomunicazioni si può fare ben poco, data la specifica necessità di
inondare l' etere di emissioni, ben diverso è il rapporto che si può
avere con tutti gli altri apparecchi elettrici che disperdono energia
elettromagnetica non per la loro funzione intrinseca, ma per una realizzazione non
ottimale .
Sorge dunque l' ulteriore necessità di
- migliorare il rendimento, in modo da
utilizzare la minore quantità di energia e disperderne inutilmente il
meno possibile
- ridurre l' inquinamento elettromagnetico
Queste richieste non sono solo di carattere strettamente tecnico, ma istanze
sociali che coinvolgono tutti i cittadini, non solo strettamente gli
utenti degli apparecchi elettrici, in quanto tutti condividono lo stesso
ambiente e dipendono dalle stesse risorse. Però, anche se non sono di
carattere tecnico, data la natura del problema, deve essere proprio la
tecnologia, o meglio, l' uso corretto della stessa, a fornire i mezzi
per risolvere la questione.
Riassumendo, un circuito elettronico richiede
- corrente continua
- a bassa tensione
- molto stabile e
precisa
- priva di disturbi
- isolata dalla rete
luce
- poca energia dispersa, poco inquinamento
elettromagnetico
L' alimentatore deve svolgere tutte queste funzioni .
Si tratta di un circuito
elettronico detto "di potenza " , ovvero in grado di trattare una
certa quantitá di energia , che preleva dalla rete ed adatta alle
esigenze dell' elettronica che da lui dipende.
Non si tratta di circuiti molto complessi , ma neanche molto semplici ,
perché ogni qual volta si abbia a che fare con conversione di energia,
vari fattori diventano importanti, dall' isolamento al rendimento, dalle
dimensioni al costo.
Rendimento, in questo caso, significa quanta parte dell'energia va persa
durante la conversione, la maggior parte sotto forma di
calore; ed é noto che uno dei nemici maggiori dei componenti elettronici
é proprio il calore.
Questi problemi sono stati via via risolti con approcci differenti.
Vediamone qualcuno, per cercare di capire meglio di cosa si stia
parlando.
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