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INFORMAZIONI TECNICHE |
L'alimentatore AT-ATX
Corrente continua |
La Corrente continua
Per trasformare la corrente alternata in continua, non ci sono particolari
problemi : questo primo punto viene risolto usando proprio un componente
elettronico, il diodo, che trasforma il flusso
alternato (bidirezionale) in continuo (o meglio, pulsante). Al suo
seguito va tipicamente un condensatore, che "riempie" i vuoti della pulsazione
fino ad ottenere un flusso continuo della corrente.

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| Simbolo del
diodo ed esempio di diodo reale (1N4007) |
Simbolo del condensatore e condensatore
reale |
Non stiamo qui a dettagliare come funziona la cosa; diciamo che il diodo
lascia passare la corrente in una sola direzione e il condensatore livella le
semionde. Per chi ne volesse saper di più, è possibile recuperare
informazioni in
qualsiasi manuale di fisica elementare o sul WEB.
A noi qui basti il fatto che abbiamo ottenuto la
corrente continua desiderata (a voler essere pignoli, in effetti è una
corrente pulsante, ma almeno è unidirezionale).
Il primo punto è ottemperato : abbiamo trasformato la corrente alternata in
continua.
Però non abbiamo risolto gli altri punti.
Essenzialmente il problema sta nel fatto che, da questo circuito, la tensione continua esce con un valore che
dipende quello dell' alternata in ingresso e ne segue ogni variazione e
accidente.
Inoltre, cosa molto più grave, non esiste alcun isolamento verso la rete :
toccando i morsetti dell' uscita si hanno ottime prospettive di restare
fulminati.
Valore della tensione e isolamento sono risolti in un colpo solo, usando un altro
componente tipico, il trasformatore.
Sostanzialmente si tratta di uno o più avvolgimenti di filo di rame
isolato in smalto, avvolti attorno ad un nucleo magnetico. Nella foto
sotto, si tratta di un normale trasformatore a frequenza di rete con
nucleo EI in lamierini magnetici a cristalli orientati. L' avvolgimento in
cui entra l' energia da trasformare si definisce "primario",
mentre quello da cui l' energia è prelevata dopo la trasformazione si
chiama "secondario".
In base al rapporto tra le spire del
primario e del secondario, il trasformatore porta la tensione secondaria al
valore voluto e nel contempo isola la rete dall' utente : posso toccare i
morsetti del lato in corrente continua senza restare fulminato. Per le più
diverse necessità circuitali si possono realizzare trasformatori con
molti più avvolgimenti che non i due indicati ora.
Nelle immagini qui sotto, la schematizzazione di una applicazione del
trasformatore : la tensione di ingresso, alternata, viene ridotta di
valore dal trasformatore; al secondario, che si trova ora isolato dal
primario, facciamo seguire il raddrizzatore ed ecco ottenuta la corrente
continua.
Va già un po' meglio : i punti 1, 2 e 5 della lista delle richieste
iniziali sono
soddisfatti.
In effetti una cosa del genere la trovate all' interno di quegli adattatori da inserire direttamente nella presa a muro
(wall plug) per
alimentare radioline o altri piccoli apparecchi elettronici. Inoltre un
circuito simile, con qualche possibile variazione, come la presenza di un
limitatore di corrente, funge da caricatore per le batterie ricaricabili di
apparecchi portatili.
Però mancano ancora le condizioni 3 e 4, ovvero questo circuito non
contiene alcun sistema per stabilizzare la tensione ottenuta, che segue le
variazioni della rete che lo alimenta, per cui la sua stabilità è del tutto
insufficiente per alimentare circuiti complessi come quelli di un PC. Va bene
come abbiamo detto per la radiolina o il mangianastri, che hanno circuiti
semplici in grado di sopportare variazioni ampie della tensione di
alimentazione e, dove questo non è possibile, dispongono al loro interno di piccoli circuiti
stabilizzazione. Può andare benissimo anche per alimentare
un motorino in corrente continua o caricare una batteria. Però, se richiediamo prestazioni maggiori,
come quelle necessarie ad PC, l'
approccio fino ad ora visto è del tutto insufficiente.
Perché non va bene ? Seguiamo un attimo questo ragionamento :
- abbiamo a disposizione una presa Enel che mi fornisce 230V +/- 20%; devo ottenere
12V.
Ok, ci mettiamo un trasformatore che da 230V passa a 12V ed è risolto.
Risolto se la tensione è 230V. Ma abbiamo detto che
questo valore è quello nominale, mentre nella pratica esso può variare
del 20% ed oltre. Se si riduce del 20%,
ovvero va a 184V, questo si rifletterà in una analoga riduzione del valore
della tensione sul secondario del trasformatore, che scenderà a 9,6V : troppo poco per
far funzionare un circuito previsto per essere alimentato a 12V. Analogamente,
se la tensione di rete sale del +20%, la tensione secondaria andrà a 14,4V : i circuiti
elettronici meno robusti, che accettano al massimo variazioni del 5% non saranno per nulla contenti e, tendenzialmente,
avranno ottime prospettive di danneggiarsi in breve tempo.
Inoltre sulla rete elettrica, come accennato, sono
presenti picchi di sovratensione, dove si supererà il valore massimo ammesso
dalle tecnologie costruttive dei circuiti integrati, con la distruzione degli
stessi e picchi di sottotensione, dove non ci sarà più il giusto valore per
permettere un corretto funzionamento delle logiche elettroniche, con il blocco
del sistema e la perdita dei dati.
Tutti avranno avuto esperienza, purtroppo, degli effetti di quanto detti qui,
quando essi diventano tanto macroscopici da superare le difese fornite dagli
alimentatori e dalle loro protezioni : ad esempio, le sovratensioni dovute ai
fulmini, che fanno strage di Tv e modem o le sottotensioni che arrivano fino
al black out che interrompe il nostro lavoro.
Ma se queste sono evidenti, dobbiamo tenere presente che l' alimentatore del
nostro PC sopporta coraggiosamente una miriade di situazioni meno eclatanti di
sotto e sovra tensioni delle quali spesso non ci accorgiamo neppure; questo
perchè i progettisti hanno giustamente previsto buona parte dei problemi a
cui è sottoposto un apparecchio elettronico alimentato dalla rete.
Quindi ci vuole altro oltre al
trasformatore, il diodo e il condensatore.
Questi problemi sono stati risolti con approcci differenti.
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