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INFORMAZIONI TECNICHE |
L'alimentatore
AT-ATX
Il regolatore lineare |
Regolatore lineare
Il disegno seguente schematizza la soluzione : dopo il raddrizzatore
inserisco in serie una resistenza variabile
.
(Per chi proprio non ha idea, diciamo approssimativamente che è una cosa come il
controllo del volume della radio). Agendo
sull manopola della resistenza, ne faccio variare il valore in modo da
mantenere costante la tensione in uscita sia al variare del carico, sia al
variare della tensione di rete; per ogni combinazione possibile di Vin
e I modifico il valore di R in modo che la
tensione di uscita sia costante.
Si può giustamente obbiettare che non è pensabile di variare a mano questa resistenza
perchè non c'è modo di intervenire con sufficiente prontezza sulle rapide
variazioni della tensione di rete
e non avrebbe senso passare il proprio tempo a mantenere stabile la tensione di
alimentazione di un apparecchio invece di utilizzarlo !
Fortunatamente ancora l'
elettronica ci viene in aiuto.
Con il circuito qui
sotto semplificato, il problema è risolto : la resistenza variabile è
sostituita da un transistor e la manopola
di comando della resistenza variabile
è sostituita da un circuiti elettronico (il rettangolo reg. nello
schema) che controlla lo stato della tensione in ingresso, comparandola
con quella di uscita ed attribuisce al transistor-resistenza variabile,
istante per istante, il
giusto valore per ottenere una caduta di tensione tale da mantenere l' uscita perfettamente stabile. Il circuito reg. agisce in tempi brevissimi e con una grande
precisione e la variazione del transistor-resistenza è praticamente
istantanea e continua, senza alcun intervento dell' utente.
Questa configurazione si chiama "lineare" perchè l' elemento di
regolazione varia in modo continuo, lineare appunto, il suo valore
adeguandosi alle condizioni imposte; è una soluzione che permette stabilità più che ottime
(per circuiti un poco più complessi si arriva facilmente allo 0,1% o meglio) con
una qualità della tensione in uscita eccellente, priva di ondulazione e
disturbi.
Abbiamo detto che il
transistor, pilotato dal regolatore, mantiene costante la tensione in
uscita variando la sua resistenza : se la tensione in ingresso è troppo
alta oppure se il carico varia la corrente richiesta al ribasso, il
regolatore aumenta la sua resistenza ( e il prodotto V=R*I cresce); se la tensione in ingresso scende o
se il carico aumenta la richiesta di corrente, la resistenza del
regolatore diminuisce; in questo modo la caduta di tensione sulla sua
resistenza compensa sempre esattamente la differenza tra Vin e Vout.
La regolazione della tensione in uscita è ottenuta
quindi variando la caduta di tensione ai capi del transistor. In questa
situazione, il transistor è l'elemento di regolazione in serie.
Per curiosità, esistono anche soluzioni con funzionamento analogo dove l' elemento attivo si trova
collegato in parallelo, ma sono utilizzati solo per bassissime potenze o
carichi a corrente quasi costante.
Tutto bene fino a qui e, nella pratica, il circuito lineare è stato uno
dei più utilizzati per le più varie applicazioni, proprio per le sue
caratteristiche di semplicità e per le ottime prestazioni. Ancora oggi i
circuiti di regolazione lineari, integrati in un unico componente, fanno
la parte del leone nel campo delle piccole potenze, permettendo di
realizzare alimentatori eccellenti con pochissimi componenti.
Infatti, data la relativamente bassa complicazione circuitale e le ottime
caratteristiche dell' approccio lineare, l' intero circuito, ovvero il
regolatore e l' elemento variabile sono anche stati integrati in un unico
componente con il vantaggio del basso costo e della estrema semplicità
costruttiva. In commercio si trovano moltissime famiglie di integrati
lineari per la regolazione della tensione e sui siti dei principali
costruttori (Motorola, ST, Fairchild, Texas, Linear, tanto per citarne
alcuni ) si possono consultare caratteristiche tecniche e applicazioni
consigliate.
Perchè diciamo "piccole
potenze" ?
La prima considerazione da fare è che, se voglio ottenere una tensione stabile di
12V con 1 A di corrente media, dovrò partire da un trasformatore che
abbia una uscita sufficientemente alta. Ad esempio, uno che passi
il 230V ad almeno 15V. Perchè ?
Perchè come abbiamo visto, la tensione di rete varia di un 20% e per
ottenere 12V con 184V di ingresso, il trasformatore deve essere non
230/12V, ma almeno 230/14,4V.
Questo mi va certo bene, perché un circuito
lineare come quelli qui visti ha la possibilità di regolare solo "in
discesa", ovvero partendo da una Vin maggiore della
Vout (infatti
abbiamo visto che Vin = Vout + Vr, ovvero Vout
non può essere maggiore di Vr) : in ogni caso, per
funzionare, il regolatore lineare ha necessità una differenza Vin
> Vout : minimizzarla è possibile, ma solo entro certi limiti.
Allora partiamo da Vin di 14,4V che arrotondiamo a 15V per semplicità.
Il valore della resistenza variabile dovrà "variare" a seconda
della tensione di ingresso, come riportato nella tabella qui sotto,m
supponendo che la corrente sia 1 ampere :
| % |
Vin |
Vout |
Vr = Vin - Vout |
R = Vr / I |
Pout = Vout * I |
Pin = Vin * i |
Pr = Vr * I |
| -20% |
12,5V |
12V |
0,5V |
0,5 |
12W |
12,5W |
0,5W |
| 0 |
15V |
12V |
3V |
3 |
12W |
15W |
3W |
| +20% |
18V |
12V |
6V |
6 |
12W |
18W |
6W |
Facendo variare la tensione di ingresso del 20% e volendo
mantenere costante la tensione di uscita, il regolatore varierà la
resistenza tra 0,5 e 6 ohm. Questo è facilmente fattibile : tutto bene per quello che riguarda la
tensione, ma meno bene per quello che riguarda la potenza.
Infatti, la caduta di tensione sulla resistenza indica che viene impegnata
una potenza pari a :
P = V * I
che dipende proporzionalmente dal valore della corrente e
della resistenza; maggiore è la resistenza, a parità di corrente,
maggiore sarà la potenza impegnata. Questa potenza non è utilizzata da
carico, ma dispersa dal regolatore per mantenere costante la tensione di
uscita. E si trasforma tutta, per effetto Joule, in calore.
Quindi il problema primario del regolatore lineare è il suo rendimento
basso e la produzione di calore. Due cose che cerchiamo proprio di evitare.
Il nostro lineare, per produrre 12W in uscita, nelle
condizioni peggiori disperde in calore altri 6W, assorbendone dalla rete
18, con un rendimento del 66%. Sostanzialmente, il sistema lineare, per
rendere una certa potenza stabilizzata, ne consuma dalla rete una maggiore
e dissipa la differenza in calore.
Rispetto all' esempio, nella realizzazione pratica si dovrà partire da una
tensione Vin ancora maggiore, per motivi di sicurezza, cosicchè la potenza persa
sarà maggiore : maggiore sarà la differenza tra la Vin e la
Vout, maggiore sarà la potenza persa sulla resistenza e maggiore sarà il
calore prodotto.
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