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Il costruttore |
Il costruttore
Uno dei punti di forza della tifoseria è sempre quello del
"brand". Dalla moda ai prodotti tecnologici, dalle auto alle
bevande, quello che conta è la griffe, il marchio, che trasforma la più
rinsecchita zucca nella carrozza dorata per andare al ballo del principe.
Come succede in tutti i segmenti e generi del mercato, anche in quello del
personal computer si sono affacciati prepotentemente e spesso con
successo, marchi che in realtà non producono nulla o quasi nulla di
quello di quello che commercializzano, essendo in effetti solo attività
commerciali che basano la loro riuscita sulla rinomanza del marchio o su
una ben orchestrata azione pubblicitaria.
Se una casa automobilistica, oltre a fare buone auto, mette il suo marchio
su un paio di occhiali, è anche possibile che abbia ingaggiato un
designer o usato i propri per disegnarne uno di forma particolare; ma
quando mette il suo marchio su una tazza di terraglia o su un cappellino
qualunque, si tratta solo di pubblicità.
Ancor più se il suo marchio va a finire su un notebook, che, chiaramente
prodotto da altri, non può che sfruttare esclusivamente l' immagine che
ne deriva.
Ma fino a qui siamo nell' ordine normale delle cose : l' allodola ha
bisogno dello specchietto per essere presa e c'è ampia porzione di
pubblico che apprezza spendere cifre anche rilevanti per una etichettina
di plastica in più ed una cintura con tre lettere costa trenta volte di
più della stessa senza. De gustibus ...
Le cose diventano meno positive quando si tratta di prodotti che vengono
realizzati da Tizio e venduti da Caio con il suo marchio; qui esistono due
possibilità : la prima è che Caio usi Tizio come costruttore di un suo
progetto, semplicemente perchè non è attrezzato direttamente per farlo o
trova economicamente più conveniente un outsourcing manifatturiero, di
cui però può anche dirigere le fasi produttive e controllare la qualità
finale. Questa
pratica è attinente alla denominazione OEM (Output End Manufacturer)
ovvero al prodotto di Tizio che finirà come componente di quello di Caio.
Ad esempio, i grandi produttori, da HP a Dell, da IBM a Fujitsu-Siemens
non producono alimentatori, ma sfruttano le capacità di produttori
specializzati, che sono nomi spesso poco noti al grande pubblico, perchè
queste aziende, lavorando principalmente sulle grosse commesse di questi
grandi acquirenti, hanno interesse relativo, o magari anche limitazioni
contrattuali, ad entrare con il loro marchio sul mercato e quindi sono
ignote ai più, pur avendo dimensioni produttive ben superiori ad altri
nomi osannati nel retail. Marchi come Enhance, SPI, Delta, Fortron, Sirtec,
AcBel lavorano ampiamente per questo mercato OEM, se non esclusivamente in
questo, con le specifiche qualitative imposte
dal committente e, in generale, realizzano prodotti di ottima qualità.
Diverso è il caso in cui Caio trova che il mercato ha richiesta del
prodotto x e trova Tizio che lo produce; di conseguenza lo acquista e lo
commercia con il suo marchio o peggio, con un marchio di fantasia creato
ad hoc.
Il caso è estremamente comune, essendo gran parte della produzione
ormai delocalizzata sia come nazione, sia come unità produttiva : l'
azienda Caio cerca di ridurre i costi e aumentare gli utili, ricadendo in
una situazione OEM simile alla precedente. Però Caio può
essere benissimo solo un operatore commerciale, senza alcuna
conoscenza specifica ed interessato esclusivamente al guadagno. Per cui il Tizio che
cercherà come fonte sarà scelto non in base a criteri qualitativi, ma
solo di costo.
In particolare, per quanto riguarda gli alimentatori, si deve
comprendere che molti "brand" , compresi quelli extra noti, non producono
quello che
vendono con il loro marchio.
Anche qui ci sono le due possibilità, ovvero che Caio progetti e Tizio
esegua o Caio scelga tra i progetti di Tizio uno che risponde alle sue
esigenze e magari chieda personalizzazioni, ma può capitare che Caio non sia
interessato per niente alla qualità, ma, fiutato il business, desideri aggiungere al
suo catalogo prodotti la linea degli alimentatori e non guardando troppo per
il sottile, se non sul costo. Il target di Tizio, produttore
"low-cost", non sarà più il grosso OEM,
che verifica la qualità di quello che rivenderà con il suo nome, ma l' assemblatore, grande o piccolo, che, per competere sul mercato con
le regole attuali, deve forzatamente ricercare un basso costo.
Capita così che prodotti, con marchi più o meno noti attraverso la
pubblicità piuttosto che una visita allo stabilimento, non corrispondano
per niente a manifatture reali, ma consistano solo in etichette piazzate
opportunamente su oggetti provenienti da stabilimenti i cui nomi sono
immersi nelle nebbie del Fiume Giallo o sono conosciuti solo ad operatori
del settore.
Dovrebbe essere oggetto di meditazione il fatto che un case di marca ben
nota costi 40$ per pezzo in quantità pallet, senza alimentatore, e sia
possibile trovare senza alcuna difficoltà, anche in quantità singola, un
no name di dimensioni similari a 25$ compreso alimentatore da 450W !
Che è poi la combinazione classica chassis/power supply degli assemblati
da centro commerciale. E si comprende come siano possibili prezzi di
vendita bassi, che non sono basati se non marginalmente sulle quantità,
ma piuttosto sulla selezione dei componenti in base a principi di stretta
economia, per non dire di più.
E se l' utente che assembla da se il proprio PC tenderà a scegliere
meglio, vuoi per precedenti esperienze, vuoi per cognizione e, con l'
andar del tempo, diventa una preda difficile, il cliente generico del mega
store funge da classico pollo : il commercio in Italia (ma anche all'
estero) di case + pws da 25$ è quanto mai fiorente.
Con questo non si intende minimamente parlar bene o male di questa o
quella marca o di questo o quel punto vendita o produttore o modo di
vendita o scelta di acquisto e neppure che il PC low cost esploda dopo tre
giorni, anzi, ha probabilità di funzionare per tre anni o più
(anche se le sue statistiche di guasto sono allarmanti).
Si vuole solo informare della variegata realtà del mercato, che, sarebbe
il caso di ricordare, è un fatto per prima cosa economico, per seconda
tecnologico, e , in nessun caso, ha nulla a che fare con le idee di San
Francesco.
Per chi volesse sapere con esattezza la reale sorgente del proprio
alimentatore, una ricerca sul web è solitamente sufficiente, mentre nel
caso di no-name resistenti ad ogni indagine, qualche traccia del
costruttore si può rilevare dal circuito stampato, le
manifatture più importanti pongono un loro marchio : in genere gli OEM
sopra citati siglano chiaramente i loro prodotti, solamente questa
marcatura è visibile appunto sul circuito stampato e questo richiede l'
apertura dell' alimentatore (con il corrispondente decadere della
garanzia).
Nel caso in cui nulla fosse reperibile, se non la pubblicità di chi
lo vende, è proprio il caso di valutare l' acquisto di un altro prodotto.
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