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INFORMAZIONI TECNICHE |
L'alimentatore
AT-ATX
3.3V |
3.3V
Come già accennato, 3.3V è una delle tensioni più
importanti in quanto da essa dipendono gran parte delle funzioni logiche
del sistema.
Anche in questo caso, sempre in un primo tempo, la tensione è stata prodotta con un sub assembly
aggiunto allo schema base, senza modificarli; poi, aumentando la sua
importanza, è stata integrata nel progetto complessivo dell'
alimentatore.
Abbiamo detto che ATX ha qualche tensione in più di AT, ma essenzialmente si tratta di una bassa tensione (+3.3V) con una discreta
possibilità di corrente, mentre le altre sono le medesime.
Lo scopo di questa aggiunta è quello di alimentare le CPU e i
circuiti collegati che, operando a velocità sempre maggiori, necessitano di
essere realizzate in spessori di silicio sempre più ridotti ed in
corrispondenza, tensione sempre più basse.
Sugli schemi semplificati proposti continuano ad apparire solo il +5V e il +12V anche se le tensioni tipiche
di ATX sono sei, facilmente identificabili perchè si è mantenuto (incredibile !)
lo standard accettato dalla stragrande maggioranza dei
costruttori per il colore dei cavi corrispondenti :
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+ 5V, colore tipico
del cavo : rosso
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+ 12V, colore
tipico del cavo : giallo
-
+ 3.3V, colore
tipico del cavo : arancio
-
- 5 V, colore
tipico del cavo : bianco
-
- 12 V, colore
tipico del cavo : blu
-
+ 5 Vstby , colore
tipico del cavo : viola
Sullo schema semplificato
sono riportate solo il +5V e il +12V per semplicità, ma anche perchè
queste sono le tensioni primarie, ovvero quelle essenziali e su cui si
concentra la potenza del complesso, oltre che il feedback di
stabilizzazione. Le altre sono tensioni "ausiliarie".
Tanto che, inizialmente, la tensione +3.3V era anch'essa una patch come la
Vstby, ovvero un sotto circuito aggiunto alla base AT pre esistente.
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Nella
figura a alto, un modulo che converte il +12V (cavo giallo) nel
+3.3V (cavi arancio).
Si tratta di uno switching mono transistor, del tutto
analogo ai primi schemi presentati nella trattazione teorica.
Si notano la grossa bobina toroidale e i condensatori che formano
il gruppo LC di spianamento della tensione continua.
Il controller PWM è l' integrato UC3842; transistor e diodi non
sono visibili perchè posizionati sull' altro lato del radiatore
di calore n alluminio.
Questo modulo era fissato al coperchio di un alimentatore AT così
modificato per diventare ATX. |
Similmente alla Vstby, anche la generazione del 3.3V è
passata in breve tempo da una patch ad una funzione del circuito stampato
principale. In buona parte degli alimentatori ATX il 3.3V viene prodotto derivandolo dal 5V con
uno speciale schema detto a bobina saturata (saturated choke) che sfrutta
il ciclo B-H praticamente rettangolare di una bobina speciale
che, all' atto pratico, funziona come uno stabilizzato magnetico.
Uno schema classico è il seguente : la tensione è prelevata dallo stesso
secondario che viene usato per il +5V e che quindi dovrà erogare sia la
corrente relativa al carico sul +5 che quella sul +3.3V; però è
raddrizzata da una coppia di diodi separata, dopo che è passata nella
bobina L3/L3a, che è quella di controllo. L' iniezione di una corrente
continua di basso valore, derivata da un circuito di riferimento, consente
di mantenere stabile il valore della tensione in uscita. Una parte della
tensione di riferimento è derivata dall' uscita stabilizzata del +5V in
modo da completare l' anello di controllo.
Prima dell' uscita, un filtro doppio LC (rettangolo blu) ,
con condensatori di grosso valore, elimina il ripple. Da notare che, per
la stabilità, la R20 costituisce un carico minimo di circa 500mA. Si deve
continuare a sottolineare la necessità di avere un carico minimo sull'
alimentatore switch mode in quanto, come vediamo, la regolazione e la
stabilizzazione delle tensioni delle tensioni in uscita, governate da un
unico PWM, è demandata a sofisticati sistemi magnetici che sono
interdipendenti e possono trovarsi in situazioni critiche nel caso di
forte squilibrio sui vari rami, sia per eccesso di carico, ma anche per
mancanza di carico, col risultato di produrre valori al di fuori delle
percentuali ammesse, se non a danneggiarsi in modo grave.
In questo circuito, la
stabilità del 3.3V dipende da quella del 5V, che resta la tensione di
riferimento principale. Questo permette una realizzazione economica, ma non ottimale
quando la corrente richiesta sul 3.3V diventa sensibilmente grande.
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