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INFORMAZIONI TECNICHE |
L'alimentatore
AT-ATX
Tensioni negative |
Le tensioni negative
Come già detto. le tensioni negative rivestivano una
certa importanza per l' alimentazione delle prime di famiglie di
dispositivi MOS, che richiedevano polarizzazioni negative, ad esempio ROM,
EPROM e RAM dinamiche. Attualmente non ci sono praticamente dispositivi
logici nel PC che utilizzano tensioni negative e, dove fosse necesario, si
preferisce generarle in loco con opportuni VRM.
Tensioni negative sono ancora necessarie nei circuiti analogici, ma questi
non fanno parte della dotazione normale delle mainboard; schede di
acquisizione dati, convertitori AD e DA e simili dispongono solitamente
delle loro alimentazioni on board, anche perchè è spesso richiesta una
precisione e un ripple che l' alimentatore del PC non è in grado di
fornire.
In particolare, la tensione -5V non è più presente in diversi
alimentatori di produzione recente, sintomo questo della reale non
necessità di disporre di questa linea. Un po' diverso è il problema del
-12V che è ancora utilizzato dalle trasmissioni dati seriali, come la
famosa RS-232, anche se esistono numerose soluzioni integrate che, all'
interno del chip dell' interfaccia, producono pure la tensione negativa.
Comunque, su entrambe queste linee le correnti richieste sono sempre state
molto ridotte, dell' ordine massimo di 1 A circa.
Questo, sia per i bassi consumi dei dispositivi collegati, sia per il
fatto che queste tensioni negative sono derivate in modo molto semplice
dal secondario del trasformatore in comune con il 12V positivo.
Semplicemente si utilizzano due diodi collegati al contrario, come nello
schema qui sotto.
Solitamente non si usano diodi integrati, ma comuni
elementi singoli (D16/17), in quanto, data la bassa potenza in gioco, non
necessitano di essere fissati al radiatore di calore. Nell' esempio qui
sopra, il ramo negativo viene stabilizzato da uno degli avvolgimenti di L1
e poi filtrato da un gruppo LC : il -12V viene separato con un semplice
diodo, mentre il -5V è ottenuto con un classico regolatore lineare
integrato a tre terminali. L' uso di un integrato lineare è dovuto al
fatto che lo spazio è limitato e non avrebbe senso introdurre ulteriori
complicazioni sullo switch per una potenza così piccola.
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Qui a alto è visibile il particolare ingrandito
del regolatore lineare negativo.
Si tratta di un comunissimo elemento integrato che svolge
tutte le funzioni di riduzione e stabilizzazione in un unico
componente a tre terminali (TO-220).
Nonostante la bassa potenza in gioco, è necessario un piccolo
radiatore alettato per dissipare il calore generato dalla caduta
di tensione sul regolatore.
A destra è visibile una resistenza di carico minimo (R20)
necessaria per la stabilità, mentre a sinistra si nota il sub
assembly del feedback del regolatore PWM, con un trimmer per la
taratura del punto di lavoro. Nella parte alta della foto si
intravede la bobina L1, mentre i fascio dei cavi nasconde gli
altri componenti montati sul circuito stampato. |
Esistono altre soluzioni per generare e stabilizzare le
tensioni negative, ad esempio il loro ramo non viene passato nella L1 e
anche per la stabilizzazione del -12V si utilizza un lineare a tre
terminali, ma in ogni caso esse restano dei residui di passate esigenze
tecnologiche, necessari solo per la compatibilità "all'
indietro" e che probabilmente spariranno completamente in un tempo
più o meno lungo.
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