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INFORMAZIONI TECNICHE |
L'alimentatore del PC -
Il futuro |
Cosa riserva il futuro
Uno dei possibili miglioramenti che si possono ancora introdurre è il
raddrizzamento sincrono (synchronous rectifier). Lo schema seguente ne da una idea :
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D3 e D4 costituiscono il sistema classico fino ad oggi
utilizzato. Si tratta di diodi ultra fast o Schottky, con una
bassissima caduta di tensione, ma che difficilmente scende sotto
gli 0,5V.
Il problema si pone nel momento in cui le correnti diventano molto
intense ed è necessario contenere la perdita in calore : a 20A,
vuol dire 10W persi per effetto Joule.
L' idea è quella di sostituire D3 e D4 con due MOSFET, Q3 e Q4,
che normalmente sono in stato di off e vengono posti in conduzione
solo al momento opportuno da un apposito
controller (Sync nello schema).
Quali sono i vantaggi ?
A fronte di una certa complicazione circuitale, si ottiene una
immediata riduzione delle perdite in calore in quanto la
resistenza diretta dei MOSFET può essere abbassata a millesimi di
ohm (10 milliohm o meno), creando una caduta di tensione molto
minore di quella possibile con i diodi : con 10 milliohm a 20A la
perdita per effetto Joule è solo 4W. |
La caduta di tensione sul diodo dipende dalla costruzione della
giunzione e, per una certa tecnologia costruttiva, è un dato fisso,
indipendente dalla corrente che lo attraversa;
quindi, la potenza persa sul diodo per puro effetto Joule è pari al
prodotto della caduta di tensione per la corrente e, essendo costante la
prima, è direttamente proporzionale alla seconda. Anche ponendo più diodi in parallelo, la potenza complessivamente
persa è praticamente uguale (mentre si riduce la resistenza termica tra
la giunzione ed il sistema di dissipazione del calore).
Al momento la tecnologia Schottky è quella con cui si possono realizzare
diodi di potenza con la minore caduta di tensione, mediamente di 0,6V;
sfortunatamente è anche una delle più costose e, comunque, è ben
difficile scendere al di sotto degli 0,5 volt. Tra l' altro, va notato che
la caduta di tensione del diodo Schottky è dipendente dalla temperatura
della giunzione, ovvero si riduce con l' aumentare di questa, con una
differenza del 30% o più, il che porta al paradosso che se il diodo
lavora "freddo" avrà una perdita di potenza maggiore che se
lavora "caldo".
Invece la caduta di tensione sul MOSFET
dipende dalla sua resistenza Drain-Source, parametro che è legato alla
sua tecnologia costruttiva e che può scendere a valori di pochi milli
ohm, il che corrisponde ad una minore potenza persa nel prodotto R * I^2.
Inoltre, trattandosi in un parallelo di questi
semiconduttori, trattandosi di resistenze e non di cadute di tensione
fisse, diminuisce la potenza persa in funzione quadratica.
In dipendenza dalla minore perdita di potenza, il calore perso sulla giunzione si
riduce e quindi necessita minore superficie di raffreddamento; il
calore da asportare con la ventilazione forzata è minore e quindi si
possono usare ventole con portata e rumore inferiori. Alcuni studi
valutano la differenza di temperatura tra diodi standard e rettificazione
sincrona in almeno 10 gradi.
Tutto questo considera solamente la potenza persa per effetto Joule in
modo "statico", ma sono in gioco altri fattori. In sostanza,
quando i diodi passano dallo stato di conduzione a quello di blocco e
viceversa, queste commutazioni non sono istantanee, ma, anche se
brevissime, comportano una perdita di energia che si trasforma in calore.
Se in un normale sistema di raddrizzamento della tensione di rete (50
hertz) il problema è trascurabile, l' elevata frequenza di funzionamento
dei sistemi switch mode esalta questo problema. Per i diodi, i
tempi di commutazione e la relativa potenza persa sono fissi e dipendono
dalla realizzazione del diodo stesso; nei sistemi a raddrizzamento
sincrono, invece, i MOSFET facenti funzione di diodi sono portati a
condurre e a bloccarsi con un comando esterno che deve essere dato al
momento opportuno : questa possibilità, unita alle caratteristiche di
commutazione dei MOSFET stessi porta ad avere minori perdite durante
queste transizioni conduzione - blocco e vicevrsa, il che riduce ulteriormente la potenza
persa in calore. Come abbiamo visto, la zona di maggior perdita di calore
è quella dei raddrizzatori finali, interessati dalle forti correnti
richieste sulle basse tensioni; una riduzione della potenza persa in
questa sezione, da varie decine di watt a pochi watt sarebbe un bel passo
avanti.
Ancora, va considerato che la riduzione della potenza persa sui
raddrizzatori si riflette sulla minore necessità di potenza che lo switch
primario deve trattare e quindi di una riduzione del calore pure in questa
sezione, oltre che di un aumento complessivo del rendimento del sistema. Per contro, il circuito
di un raddrizzatore sincrono è più complesso e richiede che
Q3 e Q4 siano accesi e spenti esattamente al momento giusto, altrimenti
non solo i benefici sfumano, ma si possono creare situazioni di
guasto. Questa criticità è stata fino ad ora uno dei elementi
(subito dopo il costo) che ha limitato fino ad ora l' applicazione di
questa tecnologia solamente ai prodotti di fascia più elevata (militare,
aerospaziale, industriale).
Come base, il segnale di innesco dei MOSFET è ottenuto da avvolgimenti ausiliari, trasformatori o simili artifici,
che semplificano gli schemi, ma mantengono una certa criticità e non molto adattabili alla produzione di
massa richiesta dal mercato PC, dove il costo è il fattore primario.
Da qualche tempo, però, i costruttori di semiconduttori (ad es.
International Rectifier) hanno reso disponibili nuove specifiche
famiglie di circuiti integrati che risolvono il problema dell' innesco dei
MOSFET - raddrizzatori sincroni, riducendo drasticamente le criticità.
Certamente, come viene osservato da più parti, questa applicazione dei rettificatori sincroni non è la panacea di tutti i mali, ma potrebbe essere un altro passo avanti
verso la realizzazioni di prodotti più efficienti e meno caldi; è solo
un altro punto che i progettisti possono considerare. Infatti le
"fonderie" di silicio sfornano in continuazione nuovi prodotti
: sono disponibili MOSFET con resistenza sempre più bassa e
frequenze di lavoro sempre maggiori,
in package più piccoli o in array che ne contengono più di uno,
aumentando il wattaggio per centimetro cubo e riducendo le perdite; nuovi
integrati per il controllo del PWM e del PFC, ecc, mentre i costi per
quantità sono in discesa. Va notato, poi, che una aumentata
sensibilità dell' utente al rumore prodotto dal PC, che, con l'aumentare
della potenza richiesta, è pure aumentato in modo tale da cominciare a
creare problemi. Un certa presenza sul mercato degli alimentatori Zero-Noise, che,
forzatamente, devo avere la minima potenza persa in calore, sta spingendo
nella direzione dei sistemi a basso rumore. E basso rumore vuol solo dire
che ventole potenti e rumorose non sono più necessarie, proprio per la
ridotta quantità di calore da smaltire.
Ci si può certamente attendere per il futuro generazioni di
alimentatori con migliore rendimento, minore calore e minore rumore.
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