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INFORMAZIONI TECNICHE |
PFC |
PFC passivo
Il PFC passivo si basa sullo stesso principio del rifasamento
industriale : l' alimentatore PC, per le sue caratteristiche
costruttive, è essenzialmente un carico di
tipo capacitivo, per cui un primo approccio, il più semplice, è quello di
aggiungere la componente mancante, ovvero quella induttiva, pari a quella
capacitiva presente, in modo tale che le due si annullino a vicenda
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Senza variare nulla del progetto originale, si aggiunge
questa
bobina in serie al ponte raddrizzatore.
Più semplice di così ...
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Solitamente la bobina ha un valore
induttivo di qualche decina di millihenry ed una resistenza ohmica molto bassa
(1-2 ohm); è avvolta su un nucleo simile a quello di un piccolo trasformatore, che
trova posto avvitato su uno dei lati
del contenitore dell' alimentatore.
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Un alimentatore tipico a cui è stato rimossa la
copertura su cui è fissata, con quattro viti, la bobina del PFC
passivo; questa soluzione è necessaria in quanto non c'è altro
modo di integrare questo componente voluminoso nello spazio
limitato della scatola dell' alimentatore.
Due conduttori volanti la collegano al circuito stampato
principale. |
La bobina può avere dimensioni diverse ed essere realizzata su
supporti differenti a seconda del costruttore, del valore di impedenza e
della potenza richiesta.
Da notare che spesso, tra la base della bobina e il contenitore, è inserito uno
strato di materiale plastico morbido il cui scopo non è l' isolamento
elettrico, bensì quello acustico. .
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Infatti si tratta di una bobina per frequenza
di rete, avvolta su un nucleo a lamelle come quello di un comune trasformatore
e, se la realizzazione non è assolutamente perfetta, si possono generare
vibrazioni (il classico ronzio delle apparecchiature in corrente alternata) che
sarebbero trasmesse e amplificate dal guscio dell' alimentatore come da una casa
armonica.
Lo strato morbido, di materiale sintetico spugnoso (colore
nero nella foto), assorbe e annulla queste vibrazioni.
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Realizzazioni più raffinate prevedono bobine impregnate in autoclave a
pressione con resine sintetiche che, bloccando nucleo ed
avvolgimento in tutto unico, impediscono ogni possibile insorgere di
vibrazioni.
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Un più elaborato schema utilizza una coppia di
bobine e di condensatori in una sorta di filtro accordato.
Normalmente questa soluzione non è impiegata negli alimentatori
PC per le dimensioni dei componenti eccessive rispetto alla
capacità del contenitore standard. |
Sono possibili altre variazioni sul tema, impiegando gruppi LC e
resistenza-diodo per ridurre il picco di carica dei condensatori.
Questa tecnica
prende il nome di pfc passivo, in quanto si tratta
solo di aggiungere un componente "passivo" (ovvero che non è in grado
di modificare dinamicamente il suo valore) ad equilibrare mediamente la
componente sfasante del circuito. Mediamente perchè il carico dell'
alimentatore può essere dinamico entro limiti sensibili : i motori dei drive
possono girare oppure no, la CPU assorbe una corrente diversa se in idle o a
pieno carico, ecc.
La bobina aggiunta ha un valore fisso ed è stata calcolata per una
"media" dei valori di lavoro del carico, per cui il fattore di potenza
complessivo carierà tra un minimo ed un massimo.
Questo metodo ha i suoi vantaggi innegabili. Ovvero :
- è del tutto soddisfacente
per quanto riguarda il lato "industriale" del consumo di energia; in
pratica la correzione darà un valore di fattore di potenza variabile con il
carico imposto sull' alimentatore, ma comunque, se il tutto è ben dimensionato,
mediamente al di sopra di quanto richiesto dalle normative.
- questo
approccio non richiede alcuna modifica al circuito principale e quindi non
richiede spese per una nuova progettazione, nuovi componenti, ecc. Si
risparmiano i costi considerevoli legati alla produzione di un nuovo progetto
- la bobina è un componente a tecnologia non proprio elevata, di basso costo e nel
complesso la sua aggiunta varia di ben poco il costo complessivo dell'
alimentatore.
Questi sono gli indubbi vantaggi del pfc passivo, che ha , però, anche i suoi
svantaggi.
- Il primo più evidente è che viene aggiunto un peso sensibile all'
alimentatore, in quanto la bobina avvolta su ferro pesa molto di più degli
altri trasformatori dell' alimentatore, che sono avvolti su ferrite.
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Essenzialmente, però, il difetto maggiore è che si tratta di una "pezza" aggiunta al pre
esistente in attesa di fare meglio.
Questa "possibilità di fare
meglio" deriva dal fatto che non è possibile, con un componente di
valore fisso, come la bobina aggiunta, correggere perfettamente un carico come l'
alimentatore che è fortemente variabile, a seconda del consumo di CPU,
periferiche, ecc. : la correzione sarà mediamente
adeguata, ma potrebbe essere migliore se si potesse effettuarla
"dinamicamente" con il variare del carico.
E la possibilità di fare meglio la da la
stessa elettronica.
Ovviamente già anni fa era possibile, attraverso circuiti elettronici,
risolvere il problema della correzione dinamica dello sfasamento tra
corrente e tensione, ma questi circuiti avevano una complessità non
adeguata all' impiego nel personal computer che ha dimensioni limitate
dagli standard e costi che devono essere minimizzati.
Per questo motivo e per la necessità di mantenere in vita prodotti già
esistenti e collaudati, inizialmente gli alimentatori per PC sono
stati adeguati alle norme con il metodo passivo.
Nel frattempo, l' industria dei semiconduttori progettava e realizzava
circuiti integrati dedicati a questa attività, rendendo disponibili
soluzioni completamente elettroniche.
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