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INFORMAZIONI TECNICHE |
PFC
Cosa fa ? |
Allora, cosa fa il PFC ?
Intendendo PFC - correzione del fattore di potenza - come
riduzione dell' angolo di fase e per quanto implementato dai costruttori
sulla maggior parte dei loro prodotti, si può senz' altro dire quanto segue.
Il PFC :
- migliora l' efficienza delle reti di distribuzione
dell' energia elettrica, riducendo la quantità di potenza reattiva
che i circuiti si scambiano, riducendo i costi di produzione e trasporto e
quindi cooperando nel senso di un risparmio di risorse energetiche e
ambientali.
- tende a ridurre le armoniche prodotte e quindi riduce lo smog
elettromagnetico
Allora, cosa non fa il PFC ?
- non migliora la stabilità della tensione !
Un
circuito alimentatore con o senza PFC funzionano altrettanto bene. Il PFC
in genere non riguarda minimamente la parte di conversione della corrente
da alternata a continua e tanto meno la stabilizzazione di queste
tensioni.
Il circuito PFC riguarda la parte di correzione del fattore di
potenza del carico presentato sulla linea di alimentazione dell' Enel.
I
più recenti circuiti di controllo che integrano le funzioni PWM con
quelle PFC, unito ad una riprogettazione generale, hanno sicuramente dato
origine ad alimentatori mediamente di ottima qualità. Questo non toglie
che un qualsiasi alimentatore professionale (Lambda, Celestica, ecc) di 10
anni fa, senza alcun artificio specificatamente dedicato al PFC, fosse di
gran lunga migliore di un ottimo alimentatore PC attuale. Mercati diversi
e costi diversi, purtroppo.
Il problema della stabilità della tensione di uscita dipende non da una
singola parte, ma dal complesso del progetto.
- non prolunga la vita dell' alimentatore !
Non è
un sistema anti disturbi, non è un filtro contro le sovratensioni, non
salva dai corto circuiti. Semmai è una ulteriore aggiunta di elettronica
(nel caso di sistema attivo) che andrà ad aumentare i componenti soggetti
a guasto.
Il miglioramento del fattore di potenza non ha niente a che vedere sulla
durata dell' alimentatore, con la sua sicurezza o con la soppressione di
sovratensioni provenienti dalla rete.
Sicuramente la riduzione delle armoniche e il miglioramento del rendimento
(ovvero la riduzione della potenza persa in calore) non possono che
fornire una buona base per una maggiore durata dei componenti elettronici,
così come la riduzione dei picchi delle correnti impulsive non può
essere che benefico per condensatori e semiconduttori, ma la vita del prodotto dipende da come è stato progettato e realizzato e
non da una singola innovazione.
Posso benissimo avere cos phi = 1 e onda
perfettamente sinusoidale, ma se poi per economia ho utilizzato componenti
al limite del dimensionamento, la durata sarà proporzionale a questi e
non a quelli.
- non migliora il rendimento dell' alimentatore !
In primo luogo, PFC attivo migliora il fattore di potenza e PFC attivo
dovrebbe migliorare il fattore di alimentazione, comprendendo la
correzione della forma d' onda. Ma se PFC passivo ha un extra consumo
minimo dovuto alla piccolissima caduta di tensione sulla bobina, PFC
attivo, per il suo funzionamento, richiede una certa
potenza , che, nei casi peggiori, può arrivare al 10% di
quella transitante. Che il pre regolatore PFC impieghi energia dovrebbe
essere ben documentato dalle foto delle pagine precedenti dove è ben
evidenziato che i semiconduttori richiedono discrete alette di
raffreddamento, proprio perchè disperdono in calore una buona potenza,
potenza che sicuramente non finisce nello switch principale.
La correzione del fattore di potenza è elemento utile al grosso utente
industriale che, altrimenti, si troverebbe a pagare bollette salate di
energia reattiva e che, solitamente, agisce con una correzione del cos phi
con metodi passivi, piuttosto che del fattore di forma con metodi
attivi; la perdita di potenza è assolutamente trascurabile rispetto
al risparmio.
Per quanto riguarda un piccolo carico come l' alimentatore del PC sarebbe
da verificare strumentalmente la realtà della situazione di rendimento
con e senza il controller PFC, sopratutto per i pre regolatori. E'
ragionevolmente prevedibile che, a fronte di un miglioramento sensibile
del rapporto tra Potenza Attiva e Potenza Apparente ci si trovi con un peggioramento
del rendimento inteso come rapporto tra Potenza Attiva assorbita dalla
rete e potenza resa sulla bassa tensione. Ovvero l' alimentatore PFC,
principalmente se attivo, costerà in bolletta Enel più di uno identico
senza PFC.
Ma anche ammettendo che la perdita del controller PFC sia limitata e
trascurabile, va considerato che un alimentatore
che presenta sulla linea un fattore di potenza 0,9 progettato male dissiperà
in calore più energia di uno con un fattore di potenza 0,7 ben progettato
: il rendimento, se lo consideriamo come rapporto tra la potenza elettrica
assorbita dalla rete e quella resa sulle uscite in corrente continua, dipende
in gran parte dall' efficienza dello switching, non dal valore del cos phi.
E' essenziale comprendere che la correzione del fattore
di potenza va a migliorare è quello dato dal rapporto tra la Potenza
Apparente impegnata dalla rete e la Potenza Attiva. Ma questa Potenza
Attiva prelevata dalla rete deve ancora essere "trattata" dalla
sezione switching dell' alimentatore; il rendimento di questa parte sarà
valutabile come rapporto tra la Potenza Attiva assorbita e quella resa
sulla bassa tensione. Se questa sezione switch mode è mal progettata, il
suo rendimento sarà basso, indipendentemente dal rapporto tra la Potenza
Apparente e quella Attiva prelevate dalla rete !
Quindi affermare che il PFC determina il rendimento complessivo dell'
alimentatore è ben poco corretto.
E ricordiamo pure che la potenza Reattiva NON finisce in
calore, in quanto non compete a circuiti resistivi, ma induttivi e
capacitivi, per cui da un basso cos phi non dipendono strettamente
neppure aumenti di temperatura dei componenti. Diverso è il problema se
si intende fare riferimento non solo alla potenza reattiva vera e propria,
ma anche alle componenti di potenza disperse dalle armoniche presenti in
una forma d' onda non sinusoidale.
Come abbiamo detto, il PFC che agisce col riportare in fase corrente e
tensione e quindi col minimizzare la componente reattiva, non modifica
minimamente il sistema switching che converte la tensione primaria in
quelle secondarie. Per cui PFC passivo e PFC attivo con pre
regolatore, se ben modificano il rapporto P/S, ben poco intervengono
sul rendimento dello stadio di commutazione.
Stiamo parlando di alimentatori basati su
circuiti SMPS, in cui la maggior parte delle perdite di potenza
dipendono dai cicli di commutazione dei semiconduttori, compresi i raddrizzatori
: è facile notare che in
un circuito standard l' aletta di raffreddamento maggiore compete ai diodi
sul lato a bassa tensione. Utilizzando tecnologie più complesse, come
quella del raddrizzamento sincrono, si possono ridurre queste perdite ed
aumentare il rendimento. Ma questo non ha niente a che fare con il PFC
normalmente inteso.
Possiamo
dire che una buona progettazione che tenga conto della necessità di
abbattere le perdite porterà sicuramente ad aumento del rendimento
complessivo inteso come rapporto tra la potenza attiva assorbita dalla
rete e quella resa sul lato a bassa tensione, indipendentemente dal PFC.
PFC e rendimento complessivo possono essere legati solo da una revisione del progetto dell'
alimentatore in questa direzione.
- non riduce il costo della bolletta !
Come detto e ripetuto qui sopra, è essenziale comprendere che la correzione del fattore
di potenza va a migliorare il rapporto tra la Potenza
Apparente impegnata dalla rete e la Potenza Attiva., ma non riduce la
Potenza Attiva, che è quella che che ci troviamo addebitata in bolletta :
a meno che il nostro contatore misuri Potenza Apparente, una riduzione
della stessa a favore di quella Attiva ovviamente non abbassa il
conteggio.
Inoltre, come già detto, un circuito PFC consuma una certa energia per il
suo funzionamento e quinid, a pari rendimento degli stadi successivi, il
consumo conteggiato risulterà maggiore e non minore. Solo con un
miglioramento de Ma questa Potenza
Attiva prelevata dalla rete deve ancora essere "trattata" dalla
sezione switching del rendimento dello switch e dei raddrizzatori finali
sarà possibile avere una riduzione del consumo complessivo.
- non riduce il riscaldamento
E ricordiamo pure che la potenza Reattiva NON finisce in
calore, in quanto non compete a circuiti resistivi, ma induttivi e
capacitivi, per cui da un basso cos phi non dipendono strettamente
neppure aumenti di temperatura dei componenti.
Diverso è il problema se si intende fare riferimento non solo alla
potenza reattiva vera e propria, ma anche alle componenti di potenza
disperse dalle armoniche presenti in una forma d' onda non sinusoidale.
Sicuramente un sistema dotato di PFC attivo non presenterà differenze
sostanziali con il suo equivalente privo di PFC, in quanto la bobina, per
la sua bassa resistenza, non sarà soggetta a particolare riscaldamento.
Un sistema con PFC attivo consuma una certa potenza e richiede quindi
abbondanti dissipatori; per che farne ? per dissipare il calore in cui va
persa buona parte di questa potenza ! Quindi, orientativamente, un sistema
PFC attivo scalderà più di uno passivo. Certamente se la percentuale di
armoniche si riduce, si riduce anche la potenza che esse disperdono in
calore; quindi sarà da valutare quanto questo compensa la potenza
necessaria alla correzione.
- non "altera la forma d'onda della corrente in
ingresso e conduce a diversi effetti benefici",
almeno non nel
senso taumaturgico-miracolistico che pretendono gli estensori di questo
"panegirico al PFC". Chi andasse ad osservare le forma d' onda
di buona parte degli alimentatori "PFC" troverebbe ben altro che
le perfette sinusoidi della teoria, in quanto il raggiungimento di un
rapporto tra Potenza Apparente e Potenza Attiva conforme alle normative si
può ottenere anche in presenza di forme d' onda alterate.
Di per se non è per nulla funzione del PFC , inteso come riduzione dell'
angolo di fase, la riduzione della
"corrente delle armoniche". Come si è cercato di chiarire, la
forma dell' onda e la sua fase sono cose ben differenti.
Sicuramente va detto che il riporto a fattore unitario, dove la causa è
anche la deformazione dell' onda, deve comportare anche una correzione di
questa forma d' onda e, in questo senso, una riduzione dei disturbi
elettromagnetici riflessi sulla linea di alimentazione. Inoltre, data la
tendenza dei circuiti switching ad assorbire correnti non sinusoidali, una
sistema che permetta il ritorno ad una forma quanto possibile sinusoidale
è ideale sotto molti aspetti. Va ricordato che i problemi di generazione
di disturbi ad alta frequenza non sono causati da un basso fattore di
potenza, bensì dalla natura stessa del circuito a commutazione (switching
mode) che costituisce il fulcro degli alimentatori PC classici.
Corrente e tensione possono essere in perfetta quadratura (cos phi = 0)
pur essendo perfettamente sinusoidali (ovvero niente armoniche) e produrre
Potenza Attiva = 0, mentre si può avere corrente e tensione in perfetta fase, ma con forma d' onda
alterata, squadrata, a
gradini o triangolare, ovvero afflitte da una marea di armoniche e
ritrovarsi comunque senza Potenza Attiva.
Solo in questo direzione, PFC va inteso anche come una correzione dell'
onda ovvero eliminazione delle armoniche che disperdono parte della
potenza entrante.
Di nuovo, PFC e forma d' onda sono legati solo da una revisione del
progetto dell' alimentatore che tenga esplicitamente conto dell' effetto
dei fattori di forma delle correnti e provveda sia ad una messa in fase
tra corrente e tensione (correzione dell' angolo di fase), sia ad una
correzione della forma.
In pratica, data la sensibile componente armonica, fattori di potenza
elevati, prossimi a 1, potranno essere raggiunti solamente con il
riportare la forma d' onda alla sinusoide pura.
E, tanto per ridere, diciamo anche che :
- PFC non "ripartisce il carico
dell'alimentatore sulle varie linee in base alle esigenze del sistema",
non ci pensa neppure, non è il suo compito .
- PFC non " riduce qualsiasi interferenza
elettrica".
PFC non è una protezione contro i fulmini o un
soppressore EMI. Sicuramente, come detto, una revisione del progetto che
miri ad un miglioramento dell' efficienza probabilmente darà anche il
risultato di un abbattimento dei disturbi, ma semmai quelli che l'
alimentatore produce, non quelli che arrivano dalla rete, compito questo
di altri componenti.
- PFC non "rende idoneo" l' alimentatore
a niente, salvo a rientrare nei termini previsti dalle leggi europee.
La
riuscita di pratiche negromantiche come la convocazione dello Spirito dell'
Overclock e funzionamenti 27h/24 dipendono da altri elementi.
- PFC non è un cambia tensione automatico e non ha niente
a che fare con la possibilità dell' alimentatore di ricevere una gamma
estesa di tensioni di ingresso. Certamente un sistema di pre
regolazione attivo ha molta facilità ad essere organizzato in modo da
funzionare con un range esteso di tensione di ingresso, abolendo quindi la
necessità del cambia tensione, ma questa non è una funzione del PFC,
bensì un bonus addizionale che si può ottenere senza troppa fatica e
senza eccessivo aggravio di costo dalla
circuiteria implementata e non dalla correzione del
fattore di potenza in se.
- PFC non ha niente a che fare con una " protezione
delle periferiche".
Non è nè un OVP (Over Voltage
Protection) nè un OCP (Over Current Protection) nè un controllo di sovra
potenza o sovra temperatura. Queste funzioni sono eventualmente svolte da
altre parti del circuito che niente hanno a che fare con PFC. Certamente
anche un semplice pre regolatore PFC, generalmente integra il proprio
sistema di protezione, ma questo non ha riferimento con la sorveglianza
del lato a bassa tensione.
Sostanzialmente andrebbe ricordato che i venditori di
auto, per la maggior parte, sanno cosa vendono; i venditori di PC quasi
mai.
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